Scrivere il genere: il pedinamento

Pedinamento

L’altra notte ho dormito in un letto troppo morbido, il peso tutto sulla spalla destra, che la mattina mi lanciava delle fitte infernali. Sapevo che era sbagliato, sapevo che non lo dovevo fare, ma ho cercato lo stesso su internet: “dolore spalla cause”.
A parte i molti tumori, alcuni benigni, oltre ai problemi al cuore e quelli al polmone, escluse le gravi patologie dell’apparato gastrointestinale, restava qualche leggero riferimento a dolori muscolari o delle articolazioni.
I medici se ne lamentano, non è semplice avere a che fare con un paziente che si presenta già con la corretta diagnosi, acquisita in cinque minuti di ricerca sulla rete. Un medico, esasperato da mia madre, le disse un giorno: “Sono laureato, specializzato, professore universitario, membro di società scientifiche, autore di centinaia di pubblicazioni sull’argomento, e lei non mi ascolta perché ha guardato su internet. Poi viene il tecnico del condizionatore, con tutto il rispetto per il tecnico del condizionatore, e scommetto che lei lo ascolta come se fosse il Papa”.
In quel momento ho provato una straordinaria soddisfazione, perché finalmente un’altra categoria professionale, quella dei medici, provava finalmente ciò che avevo provato io per tanti anni. Perché i cittadini non entrano negli uffici di polizia per esporre dei fatti, no, entrano per spiegare come bisogna svolgere le indagini; del resto, dopo decenni di straordinarie fiction nostrane, film hollywoodiani e talk show dal dubbio gusto, ogni cittadino ha imparato tutto il necessario sulle indagini. Per cui si siede in questura, racconta che gli hanno rubato l’auto, e poi aggiunge la lista dei compiti e delle attività che i poliziotti dovranno svolgere, se vogliono risolvere il caso, e in quella lista c’è sempre, immancabilmente, qualche pedinamento da fare.
Il pedinamento piace, innanzitutto, perché riesce bene sullo schermo. Immaginate quante belle scene avete visto, da Chinatown (Roman Polanski, 1974) a Gorky Park (Michale Apted, 1983), nei quali gli investigatori erano invisibili, ombre che sparivano e ricomparivano a loro piacere. Per inciso, Gorky Park è stato il film, tratto dal libro di Martin Cruz Smith del 1981 (edito in Italia da Mondadori), che ha svelato al mondo la tecnica della ricostruzione facciale, la ricostruzione del volto a partire dal solo scheletro. Fine inciso.

Del resto, immaginate un film d’azione, nel quale i poliziotti compilano lunghi verbali, consultano archivi per giorni, siedono alla scrivania per la maggior parte del tempo: che noia. I pedinamenti invece, come gli inseguimenti e le scazzottate, sono un buon modo per avviare l’azione, spingere i personaggi fuori dalla zona in cui sono confortevoli, farli incontrare con altri personaggi.

DDR

Essere seguiti però è anche qualcosa di angosciante, una violazione della nostra intimità, perfino quando avviene sulla pubblica via. Una mancanza, in qualche modo, di determinazione sulla propria vita.
Bene lo sanno quegli autori che hanno deciso di utilizzare la sorveglianza, attuata ad esempio dalla Stasi (Ministerium für Staatssicherheit MfS o Staatssicherheitsdienst SSD) nella Repubblica Democratica Tedesca (Deutsche Demokratische Republik DDR), a carico degli artisti.

Antonio Tabucchi, nei I morti a tavola (2002), fa addirittura pedinare Bertolt Brecht. È interessante come il vecchio agente della Stasi, ormai in pensione in una Germania riunita, trascorra le sue giornate vuote di impegni scegliendosi un Obiettivo da pedinare, a caso, solo per passare il tempo e ritornare in un certo qual modo nel passato.

Le vite degli altri (2006), film di Florian Henckel von Donnersmarck vincitore del Premio Oscar, affronta una vicenda simile e si concentra su un rapporto intrigante e terribile, quello fra creatività e oppressione.

Ma le forze di polizia pedinano così tanto come si crede?
In realtà no, e il motivo è semplice: costa.
Costa tempo e uomini. E più il reato è grave, e maggiore è il costo. Un ladro di offerte votive potrebbe visitare molte chiese al giorno, ma un assaltatore di furgoni blindati si dedica a pochi colpi l’anno. E andrebbe quindi pedinato per mesi, senza alcun riscontro.
Inoltre, la semplice vista di qualcuno che incontra con un’altra persona, che visita alcuni luoghi, che si sposta in compagnia, benché magari di grande utilità investigativa, rischia di trasformarsi a processo in una semplice suggestione, incapace di orientare il giudice verso una sentenza di condanna (anche se a questo esistono eccezioni). Dashiell Hammett
Alla fine si pedina poco perché esistono altri strumenti investigativi che, con meno spreco di tempo e personale, forniscono risultati ben più incisivi. Come le intercettazioni, i tabulati, l’escussione dei testimoni. Quando invece le indagini riguardano associazioni criminali di alto profilo che, vivendo nella continua paranoia, temendo costantemente di essere sotto sorveglianza, comunicano poco o non comunicano affatto, attuano una severa compartimentazione delle informazioni, distruggono ogni tipo di evidenza, allora il pedinamento diventa uno strumento spesso indispensabile. E in quel caso anche un semplice incontro, fra persone che non agiscono mai per caso, assume una valenza straordinaria. Ma è l’eccezione, non la norma.

Ben diverso è per gli investigatori privati i quali, non avendo le possibilità legali della polizia, devono sfruttare al massimo gli strumenti che possono utilizzare, tra cui i pedinamenti. Nei romanzi e nei racconti del padre dell’hard boiled, Dashiell Hammett (1894-1961; edito in Italia da vari editori), i pedinamenti per San Francisco sono all’ordine del giorno, e sono mozzafiato. Ma lo sono anche nella routine di un investigatore di Voghera, anche se magari risultano meno scenografici e avvincenti.

Magnum PI

Pedinamento singolo

Senza voler entrare nel dettaglio delle tecniche di pedinamento, si può dire che ne esistono tre tipologie.
La più basilare è quella in cui un obiettivo si muove, e un agente, da solo, gli sta dietro. In pieno stile Magnum P.I., il trucco è semplice: non farsi notare. E a chi obiettasse che Magnum pedinava con una Ferrari 308 GTS, camicia hawaiana e un fisico da star di Hollywood, si potrebbe rispondere che stava, comunque, alle Hawaii.
Questo tipo di pedinamento ha molte controindicazioni. Se infatti a piedi, in una zona affollata, può risultare facile; in auto, fuori città, per via degli specchietti retrovisori, è quasi impossibile.

Pedinamento di gruppo

Per superare le difficoltà del pedinamento singolo, Pedinamento di gruppo
sono state sviluppate molteplici tecniche che hanno lo scopo di controllare l’obiettivo, senza che questi si avveda della sorveglianza.

Nell’immagine, tratta da un manuale militare dell’US Army, è illustrato un pedinamento multiplo a piedi.
Ma questo tipo di attività richiede molto personale, ben addestrato, coordinato, e comunque è soggetto al contropedinamento (attività sulla quale torneremo).

Pedinamento a step

Per questo i gruppi terroristici utilizzano di solito un metodo più lento, ma quasi impossibile da scoprire.
Un primo agente aggancia l’obiettivo in una località dove questi si reca spesso, come ad esempio il luogo di lavoro. Questa tecnica funziona bene con soggetti pubblici proprio per questo, perché serve un luogo da cui iniziare, e da cui il soggetto parta tutti i giorni o quasi. L’agente non pedina l’obiettivo, non si muove neppure, osserva soltanto la direzione in cui questi si muove e la annota.
Il giorno successivo il pedinamento non inizia dallo stesso posto del giorno prima, si sposta in avanti, nell’ultimo posto in cui l’obiettivo era stato visto (per questo viene detto a step). E così via nei giorni successivi, fino a raggiungere l’abitazione dell’obiettivo e organizzare lì un agguato o un rapimento.
Questo tipo di pedinamento è lungo da attuare, anche settimane o mesi, e quasi impossibile da scoprire; ma al tempo stesso è facilissimo da eludere, perché basta cambiare continuamente percorso, orari, abitudini, per mettere in crisi il sistema di sorveglianza.

Terroristi in prima classe

Contromisure

L’obiettivo del pedinamento potrebbe decidere di scoprire se qualcuno lo stia sorvegliando. A tal fine esistono alcune manovre, codificate e ormai ben note, che è possibile mettere in atto per scopre se qualcuno le replica, e quindi ci sta pedinando.

Aldo MoroLa più conosciuta è quella di svoltare tre volte dallo stesso lato; poiché tale manovre equivale a svoltare una volta sola dall’altro lato, ma con più fatica, è irrazionale, e pertanto se qualcuno dietro di noi la compie, siamo certi che ci stia seguendo.
La controindicazione è che, agendo in questo o in altri modi, l’obiettivo informa i pedinatori che sospetta di essere pedinato, e questo potrebbe spingerli a cambiare abitudini, a diventare più cauti, a modificare la strategia, il tutto senza che l’obiettivo abbia risolto il problema di essere sorvegliato.
Per questo motivo la controsorveglianza seria si attua organizzando un vero e proprio dispositivo di pedinamento che, mentre segue l’obiettivo in modo invisibile, e applicando quindi tutte le corrette tecniche del caso, verifica anche se qualcun altro per caso stia utilizzando le medesime tecniche.
Il contropedinamento, nelle sue varie forme, non va confuso con le manovre evasive, che sono quelle manovre che vengono attuate allo scoperto, per sganciarsi dagli inseguitori e far perdere, sul momento, le proprie tracce. Anche le manovre evasive hanno lo stesso problema: risolvono il problema immediato del pedinamento, ma non quello della sorveglianza nel suo complesso.

Videosorveglianza

Oggi la maggior parte dei pedinamenti si effettua tramite dispositivi GPS, così come la maggior parte delle sorveglianze si attua con videocamere. È il mondo che cambia. Ma non sempre è possibile utilizzare le moderne tecnologie, ci sono situazioni ambientali in cui è possibile, come quando è necessario pedinare soggetti che utilizzano sia auto che mezzi pubblici, o che si muovono solo in bicicletta (come in un’indagine della Digos di Milano di qualche anno fa). Inoltre GPS e telecamere costano, e non sempre si ottiene il via libera alla spesa.

Il pedinamento insomma è un’attività complessa, tecnica, mai improvvisata, lunga e snervante. Però è anche un vero motore di trame.

Copertina Delitti e castighi[Questo e molti altri argomenti simili sono approfonditi nel mio libro Delitti e castighi, Metodi di indagine e balistica raccontati da un ex poliziotto ad uso di scrittori e appassionati di cronaca nera, Dino Audino Editore, prefazione di Giancarlo De Cataldo. Lo trovi in libreria, su Amazon, ibs e gli altri internet book store]

Scrivere il genere è uno svelamento.
Di come funzionano (davvero) le indagini, di cosa accade (davvero) quando si usa un’arma da fuoco