Cosa NON è la strategia

Scacchi

La parola “strategia” è uno di quei termini che, sebbene di uso comune, vengono spesso utilizzati a sproposito. Quasi nessuno infatti conosce il significato tecnico di “strategia”, e di conseguenza non ne può apprezzare le potenzialità e i limiti.
Il professor Luciano Bozzo, nel 2012, cercando strategy su Google ha ottenuto 960 milioni di risultati. Oggi, 2019, lo stesso motore di ricerca ne restituisce 3 miliardi e 300 milioni. Domani, chissà.
Strategia in effetti è una parola dall’ampia estensione semantica, e dallo stiramento semantico ancora più ampio.

Chi vuole conquistare la sua avvenente vicina di casa, pensa a quale strategia usare. Così come chi voglia trovare un buon impiego, o vincere una partita di briscola a cinque. E perfino chi deve sistemare i libri sugli scaffali, preparare un trasloco, organizzare una cena, riflette sulla corretta strategia da utilizzare.
Come si può affrontare quindi il problema di una definizione? E se una definizione non è possibile, come trovare un terreno comune per discutere di strategia? Perché ognuno ha un’idea completamente diversa della disciplina strategica, idea spesso errata. E allora credo che il modo migliore sia un approccio inverso che, anziché cercare di definirla, parta invece da cosa la strategia NON è.

Aereo jetArte della guerra

Le difficoltà nel trovare una definizione sono dettate anche da ragioni storiche. La strategia è nata in ambito militare, come guida per i generali e i comandanti che dovevano scrutare al di là della nebbia, nell’incertezza del futuro. Erano chiamati a prendere decisioni, spesso drammatiche, in un mondo caotico e casuale, ed era ovvio quindi che i pochi principi della strategia fino ad allora scoperti fossero coperti dal più assoluto segreto.
Però la strategia non è l’arte della guerra, o meglio non è solo quello. Lo era senza dubbio quando Sun Tzu (meglio tradotto come Sunzi) scrisse il suo trattato in un’epoca stimata fra il VI e V secondo a.C. (L’arte della guerra, in Italia vari editori tra cui Einaudi e  Mondadori)
Ma oggigiorno la strategia abita ormai luoghi lontani dalla guerra, e i suoi principi non valgono solo nel limitato campo dello scontro bellico, pervadono gli ambienti umani più disparati. Non è un caso isolato: l’equitazione, il pronto soccorso, i computer, le pentole antiaderenti e il forno a microonde, GPS e internet, e migliaia di altri oggetti e servizi che utilizziamo ogni giorno derivano da concetti, scoperte, ricerche, innovazioni culturali, che sono tutte derivazioni dell’insensato sforzo umano di uccidere i propri simili.
Ma da questa non-definizione possiamo prendere il primo tassello del nostro mosaico: la strategia serve per vedere attraverso la nebbia dell’incertezza.

Arte di impiegare le forze militari per raggiungere gli obiettivi della politica

La famosa definizione di Carl von Clausewitz (1780-1831), derivata dal suo libro più noto, il postumo Vom Kriege (in italiano Della guerra, vari editori tra cui Einaudi e Mondadori), sposta l’attenzione dalla semplice esecuzione materiale (guidare uomini e mezzi in guerra) ai fini che tale movimentazione persegue. Ma di nuovo, la strategia non è solo arte militare; i suoi metodi sono stati utilizzati, e le sue metodologie studiate e applicate, in troppi diversi campi perché si possa trattare di semplici coincidenze o analogie: gli ampi sviluppi in matematica, economia, diplomazia e politica internazionale, l’approccio strategico-costruttivista della psicologia e della comunicazione, le affinità retoriche con la storiografia, i racconti strategici nella semiotica, le applicazioni allo studio del comportamento animale, l’uso nello sport e nei giochi, e molto altro ancora.
I concetti della strategia permeano quindi l’agire umano in ogni sua manifestazione.

Go

Capacità di elaborare un piano, prasseologia

Sempre dall’idea che la strategia appartenga al mondo militare, ne discende che il “piano” sia il suo fulcro. Pianificare è un’altra attività che viene attuata in ogni campo, a partire ad esempio dalla sceneggiatura; eppure viene solitamente collegata alla guerra, perché con la guerra è nata.
Ma la strategia non è “fare un piano”, e neppure “trovare l’approccio migliore per eseguire un compito”, “mettere in ordine le azioni”, magari cercare “un modo astuto per raggiungere lo scopo”; o per lo meno non è solo questo.
Ipotizziamo che un soggetto decida di andare in cerca di funghi: siccome è una persona giudiziosa, si mette a elaborare un piano. Stabilisce quali strumenti usare, che strada percorrere, sceglie l’orario migliore in cui affrontare il bosco e decide a chi rivendere poi l’eventuale raccolto. Ma nonostante questo soggetto abbia elaborato un vero e proprio piano, magari anche molto articolato, non si può parlare di strategia, non vi è traccia di questo concetto, e cerchiamo di spiegare il perché.
L’agire umano in maniera efficace è studiato dalla prasseologia, e di questo si occupa il nostro ipotetico raccoglitore di funghi, di efficacia. Probabilmente incontrerà alcuni problemi durante l’esecuzione del suo piano: lavori in corso che lo obbligheranno a cambiare strada; il cestino di vimini che è rimasto tutto l’inverno in cantina, si è marcito e si distruggerà appena caricato di funghi; un’alluvione che ha modificato la forma del bosco e lo costringe a cercare nuovi luoghi ombreggiati. Ogni piano dev’essere flessibile e se il raccoglitore di funghi ne è consapevole, ed è abbastanza determinato da risolvere ogni intoppo con calma e metodo, allora completerà la sua giornata con un successo e potrà cucinare con tutta tranquillità i suoi funghi, probabilmente velenosi.
Ma ciò che manca, in questo e in tutti i casi analoghi al raccoglitore di funghi, è un avversario che, in modo cosciente, si attivi per rendergli la vita difficile.
Ecco un elemento fondante dell’interazione strategica, tassello imprescindibile se si vuole parlare di strategia in maniera tecnica: l’esistenza di un’opposizione consapevole.

Scacchi

Uno sguardo ampio e profondo sul mondo, una visione, uno sguardo che va “oltre”

Abbiamo visto che la strategia non si applica solo alla guerra, ma a quasi tutto lo spettro dell’agire umano, e pertanto anche alla vita quotidiana, personale e professionale. Abbondano infatti le applicazioni degli insegnamenti di Sunzi, Napoleone (1769-1821), Tsunetomo (1659-1721), Clausewitz (e molti altri) al raggiungimento degli scopi personali, all’amore, al business. Queste ricette, che mescolano filosofia da strapazzo, crescita manageriale e pensierucoli motivazionali, non arrivano al nocciolo della questione: la strategia non è possedere un atteggiamento esotico e imperturbabile di fronte alla vita. Strategia è piuttosto comprendere la complessità, la ricorsività di due opposizioni consapevoli che modificano continuamente il proprio agire.

Churchill

Quando i vertici della Royal Air Force proposero a Churchill (1874-1965) la loro dottrina della “strategia aerea”, non ottennero l’approvazione che si aspettavano. La loro idea era semplice e matematica: un certo numero di voli, per un certo numero di bombe, finalizzato a distruggere un certo numero di obiettivi. Sembrava funzionare, sulla carta, ma non teneva conto della ricorsività: il nemico avrebbe reagito, delocalizzando le industrie, mimetizzando i bersagli, dando fondo alle riserve, rispondendo agli attacchi. E quando fosse accaduto, il piano schematico della RAF si sarebbe dimostrato un fallimento. Così com’è stata un fallimento la carriera di Churchill come politico di pace; il suo grande talento strategico, capace di cogliere le reciproche interazioni belliche, non funzionava altrettanto bene in tempo lontano dalla guerra, e ciò nonostante il suo notevole curriculum (che comprende addirittura un Premio Nobel per la Letteratura, 1953).
Un altro tassello per la nostra non-definizione, un altro elemento fondante della strategia: la ricorsività, l’interdipendenza fra decisioni e aspettative.

Nobel Churchill

Usare stratagemmi, inganni, espedienti

Spesso il concetto di strategia viene valutato in modo negativo, gli viene appiccicato un disvalore etico. Ingannare viene inteso come sinonimo di imbrogliare. È una vecchia storia; per molti secoli in Europa è circolata, nella comunità dei combattenti, l’idea che nascondere qualche elemento all’avversario sarebbe stato poco cavalleresco e quindi disdicevole: inganni, tradimenti e mancanza di fede, erano abomini visti allo stesso modo.
Ma lo scontro, qualunque tipo di scontro, si nutre invece di inganno e sorpresa. Sopresa che però non è strategia, ma è invece sospensione del concetto strategico. Se infatti la strategia permette di contrastare nel migliore dei modi l’opposizione consapevole, quando una parte guadagna la sorpresa, grazie all’inganno, agli stratagemmi, o in qualunque altro modo, la strategia non serve più: gli basta proseguire dritto verso il suo scopo che, in quel momento e fino a quando l’avversario non si sarà ripreso dalla sorpresa, è libero e accessibile.
La strategia inoltre ha un costo, determinato da tutto l’impegno e la fatica che bisogna impiegare quando si devia rispetto all’azione più semplice, quella diretta, prevedibile, economica, ma fallimentare.
Se la strategia è stata chiamata “grammatica e sintassi dell’azione” (Poirier, 1918-2003), se Clausewitz riteneva che la guerra avesse una sua grammatica, ma non una sua logica, Luttwak (1942-) ritiene invece che la logica della strategia sia paradossale, proprio perché persegue gli obiettivi con un costo superiore a quello normalmente richiesto.

Sciopero

La strategia è ormai in fuga, scagliata in maniera centrifuga verso ogni sorta di disciplina, tra cui anche la scrittura, l’attività sindacale, l’intelligence, lo scontro forense e chissà cos’altro. Ma al tempo stesso la strategia sta attraendo i concetti chiave di molti settori.
L’ultimo grande stratega della storia (in ordine temporale), John Boyd (1927-1997), non ha scritto alcun volume e pochissimi articoli, ma ha consegnato i suoi pensieri ad alcune “presentazioni”, sorta di power point ante-litteram, centinaia di slides composte con la macchina da scrivere dal 1976 al 1995.
I tasselli della moderna disciplina strategica, che concorrono a tratteggiarne una mappa incompleta, si possono ravvisare nei libri che Boyd ha letto, nelle citazioni, nelle ispirazioni che hanno condotto all’elaborazione del ciclo OODA: cibernetica, teoria del caos, termodinamica e meccanica quantistica, incompletezza matematica e teoria delle catastrofi, i lavori di Polanyi e Kuhn, l’evoluzione biologica, l’ecologia comportamentale, l’etologia, teorie dissipative, complessità strutturale dei sistemi adattativi, la non-linearità, le scienze cognitive, e si potrebbe continuare ancora a lungo. Idee, concetti, teorie, che si muovono secondo un duplice schema: da una parte, la nuova comprensione dell’interazione fra le parti e il tutto; dall’altra il cambio di paradigma nel rapporto causa effetto.
Perché la natura sembra possedere “patterns” comuni, come quando le stesse equazioni differenziali si riescono ad applicare ai sistemi fisici e biologici più disparati, e perfino a quelli economici. E proprio fra i recenti Nobel per l’economia si trovano studiosi che hanno distillato e traslato concetti strategici, a partire da Daniel Kahneman (1934-), Thomas Schelling (1921-2016) e Alvin Eliot Roth (1951-).
Questa sua caratteristica trasversale, quella di muoversi in modo obliquo fra le varie declinazioni dell’agire umano, rende la strategia flessibile e autonoma, la crea disciplina profondamente antropica, capace di tratteggiare la geometria dell’agire umano, senza più la necessità di appoggiarsi alla guerra, all’economia, alla matematica o a qualunque altra branca del sapere.

Principia Strategikon indaga.
Sugli elementi fondanti, di una disciplina che permea l’agire umano, nascondendo sé stessa.
Sui principi della strategia, geometria della reciproca interazione di opposizioni consapevoli.