Avere un piano (romanzo inedito)

Premio Zeno

Vince il Premio Zeno 2020, sezione romanzi inediti, Michele Frisia con Avere un piano, perché è storia ben congegnata, dal ritmo serrato e incalzante, in grado di avvincere il lettore (ANDREA TARABBIA).

Avere un piano è un romanzo che afferra il lettore con prepotenza e lo tiene stretto alle pagine grazie allo stile agile, al suo ritmo immediato e ai misteri della trama. I due protagonisti, diversi e opposti, scoprono gradualmente la loro insospettabile affinità mettendo in dubbio le loro idee e i loro valori. Quello dei temi scolastici che spuntano tra un capitolo e l’altro è un espediente letterario ben riuscito che fa emergere lo sviluppo del personaggio di Orso. L’uso irregolare dei tempi verbale mi disorienta: si tratta di incoerenza o di creatività? Alcuni punti richiedono a gran voce l’intervento della revisione, come la grafia del dialetto napoletano. La grande forza del romanzo sta nell’efficacia cinematografica della storia, una vicenda appassionante narrata dall’autore con uno spirito da regista e sceneggiatore (LUIGI ESPOSITO GIARDINO).

Avere un piano è un romanzo che ha tanti piani e, in un modo o nell’altro, riesce a portarli tutti a buon fine. Inizia come (forse) un thriller ma poi diventa anche qualcos’altro. Il suo tessuto complessivo mescola infatti frammenti di romanzo di formazione, di romanzo a incastro a enigma combinatorio, di saggio scientifico e filosofico… Ogni capitolo e, a volte, ogni pagina incuriosisce e spiazza (o spiazza e incuriosisce) il lettore e questo, insieme a uno stile di scrittura piano e sincopato, contribuisce a rendere la lettura piacevole e inarrestabile. Nonostante questa vivacità e varietà, il romanzo, come anticipato, riesce a tenere insieme i suoi tanti livelli e intrecciare i vari filoni narrativi in una storia che sia una (e che però, ed è uno dei tratti più interessanti del romanzo, lascia spesso intravedere come potrebbe essere continuamente andata in maniera diversa). E così, nel finale, seguendo la risposta di Douglas Adams alla vita, all’universo e tutto quanto, l’autore si può anche concedere il gusto di un happy ending classico che più classico non si può, senza per questo suonare banale (RENATO NICASSIO).

Le motivazioni della giuria popolare:

Michele Frisia scrive bene di ciò che sa e dimostra di sapere bene ciò che scrive. Padroneggia i fatti e la forma con la giusta dose di realismo e concretezza senza svilire la narrazione in mera cronaca. L’autore ci esonera da quello che Wilde chiamava “realismo volgare” e lo fa senza troppe metafore, senza eccessive suggestioni ma semplicemente con una buona scrittura, con un intreccio di eventi ben orchestrato. (CECILE TOMBOLINI)